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PANAMA, LUGLIO 2026 — TRA DUE OCEANI, DUE ARCIPELAGHI E MILLE EMOZIONI - di Veronica

ago 042026

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Sono tornata a Panama a luglio 2026, accompagnando un piccolo gruppo in un viaggio che sapevo li avrebbe sorpresi ogni giorno. PanamaCity ci ha accolti conla sua energia: una metropoli moderna che si riflette nel Pacifico, ma che custodisce un’anima antica nel suo Casco Viejo. Camminare tra le strade coloniali, ascoltare la storia del Canale al Museo, osservare le navi sollevarsi a Miraflores come giganti pazienti… è stato il modo perfetto per i nostri viaggiatori per iniziare a capire questo Paese sospeso tra passato e futuro.

Poi siamo partiti per le Isole San Blas: il gruppo era preparato per affrontare un’esperienza davvero ecologica. La comarca Guna Yala è un mondo a parte: quasi 380 isolotti, alcuni piccolissimi, poco più che uno scoglio con 4 palme, di proprietà delle famiglie Guna; niente elettricità (solo qualche pannello solare e un punto in comune per la ricarica di cellulari e macchine fotografiche), niente acqua dolce (le poche isole che accolgono i turisti vengono rifornite via mare con bettoline, piccole barche-cisterna) , solo il turchese del mare, vento e luce.
Le lance dei Guna ci hanno portati alla Piscina Naturale, a Isla Ina, a Isla Anmardub, nel villaggio Guna a conoscere da vicino questa comunità indigena, che vive ancora secondo le loro antiche tradizioni. Una curiosità: gli unici alberi che troverete su questi minuscoli isolotti sono palme da cocco. Ma per la tradizione Guna, il cocco non si può raccogliere dall’albero, si può solo raccoglierlo da terra una volta che è caduto. Poche concessioni al turismo, solo il minimo indispensabile. Camminare tra le stelle marine, ascoltare il silenzio del mare, condividere le cene cucinate dai Guna… sono momenti che restano, che ti riportano a ciò che è essenziale.

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E quando pensi che i Caraibi ti abbiano già tutto, arrivano le isole di Bocas del Toro. Qui il ritmo cambia: le palafitte colorate, la musica che arriva da lontano, il mare che sembra dipinto. A Cayos Zapatilla abbiamo camminato su spiagge selvagge che sembrano uscite da un sogno. A Cayo Coral, lo snorkeling era un tuffo in un acquario naturale. A Playa Estrella, le stelle marine sembravano galleggiare nella luce. E i delfini, quando sono apparsi, hanno fatto brillare gli occhi a tutti.

 

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Tornati a Panama City, è arrivato il momento dell’immersione nelle foreste e della navigazione sui fiumi e laghi che abbracciano letteralmente la città. Sul Lago Gatun, la barca scivolava silenziosa tra le acque che dividono il Canale, mentre le scimmie ci osservavano curiose dalle isole. A Gamboa, nella foresta umida, il santuario dei bradipi ci ha regalato un momento di tenerezza inattesa con questi mansueti animali. La Valle de Antón, fresca e verde, ci ha fatto respirare un Panama diverso, fatto di montagne vulcaniche e ritmi lenti. E poi la giornata dagli Emberá, risalendo il fiume Chagres sulla piragua: un incontro che ha toccato tutti, un modo di vivere che ti ricorda cosa significa davvero la parola “comunità”.

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Quando stavamo rientrando in Italia, ho avuto la conferma che di aver mantenuto la promessa che avevo fatto ai nostri viaggiatori: un viaggio che sarebbe stato una grande sorpresa. E lo è sempre anche per me, ogni volta che ci torno.

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